Cassazione: illegali i mod-chip per console

maggio 14, 2010

La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza emessa lo scorso gennaio dal Tribunale di Firenze con cui si stabiliva che non costituisce reato l’elusione delle tecnologie di protezione impiegate sulle console.

Si tratterebbe, quindi, di un duro colpo per chi sostiene la lieceità dell’utilizzo (e della commercializzazione…) dei mod-chip.

L’AESVI ( Associazione Editori Software Videoludico Italiana), in un suo comunicato stampa, ritiene la decisione della Suprema Corte come una fondamentale vittoria per l’intero settore videoludico, concludendo che “si tratta di una conferma importante circa l’illiceità penale del comportamento di coloro che svolgono commercialmente attività di elusione di misure tecniche di protezione”.

E’ bene notare, quindi, come si tratti di una sentenza che, alla stregua di quella del 25 maggio 2007 , colpisce non chi utilizza sulle proprie console mod-chip ma chi commercializza e installa tali strumenti.

In relazione alla possibilità di modificare le console e, in particolare, di utilizzare modchip, esistono al momento due filoni interpretativi contrapposti. Una prima corrente ritiene che le modifiche hardware o software alle console abbiano principalmente lo scopo di eliminare gli “ostacoli monopolistici” per meglio utilizzare la console. Il loro scopo primario, quindi, non è quello di consentire l’uso delle copie pirata, bensì quello di utilizzare  copie di sicurezza del software (possibilità, questa, prevista dalla stessa legge sul diritto d’autore…), di leggere supporti e e tipi di file ulteriori rispetto a quelli previsti dal produttore, sfruttare nel miglior modo possibile le potenzialità di quanto regolrmente acquistato.

Secondo l’altra e ora dominante teoria, invece, ogni modifica volta a eluderele protezioni anticopia costituisce in sé e per sé una violazione dell’articolo di legge 171-ter della legge sul diritto d’autore che così recita:

“(È punito chiunque) fabbrica, importa, distribuisce, vende, noleggia, cede a qualsiasi titolo, pubblicizza per la vendita o il noleggio, o detiene per scopi commerciali, attrezzature, prodotti o componenti ovvero presta servizi che abbiano la prevalente finalità o l’uso commerciale di eludere efficaci misure tecnologiche di cui all’articolo 102quater ovvero siano principalmente progettati, prodotti, adattati o realizzati con la finalità di rendere possibile o facilitare l’elusione di predette misure”.


RapidShare non è responsabile dei file condivisi dagli utenti

maggio 11, 2010

Una Corte d’Appello Tedesco ha recentemente stabilito che RapidShare AG non è responsabile dei contenuti illeciti (con particolare riferimento alla normativa sul diritto d’autore) caricati online dagli utenti ed ha inoltre sottolineato siano esclusivamente i suoi utenti ad avere il controllo degli upload effettuati.
Viene così superata in secondo grado una precedente sentenza che aveva obbligato RapidShare, a registrare file e indirizzi IP in modo da prevenire le violazioni. Ila vertenza era stata instaurata dalla Capelight Pictures, dopo che aveva scoperto che alcuni film di cui aveva i diritti erano stati messi illegalmente a disposizione sulla piattaforma di hosting.

Ma la Corte Tedesca ha rilevato che, a fronte di alcuni utenti che utilizzano il servizio per fini illeciti, esiste un grande numero di soggetti che utilizzano RapidShare per scopi perfettamente leciti, per cui non sarebbe legittimo l’adozione di simili misure preventive.


Convalido l’iscrizione a Paperblog sotto lo pseudonimo di dirittobook

maggio 3, 2010

Cdo